L’incubo degli allevatori sardi: la Peste Suina Africana

2015-10-15 Carla Petta ha pubblicato:

La Peste Suina Africana è una malattia altamente contagiosa dei suini domestici e dei cinghiali causata da un virus della famiglia Asfaviridae, genere Asfivirus. La caratteristica principale di questo virus è l'incapacità a stimolare la formazione di anticorpi neutralizzanti che costituisce un grosso ostacolo alla preparazione di vaccini.

Peste Suina Africana

Il contagio può avvenire sia per contatto diretto (con feci, urine e carcasse infette), che indiretto (contatti con animali, operatori del settore, attrezzi e indumenti che sono venuti in contatto con il virus). Gli animali infetti possono morire nell’arco di 3/10 giorni, presentando sintomi quali: febbre, vomito, congiuntivite, diarrea emorragica, cianosi ed emorragie cutanee con interessamento in particolare dell’addome, delle cosce, del grugno e delle orecchie.

Peste Suina Africana

Suini e cinghiali, anche superando la malattia, non si liberano mai del virus, continuando a diffondere la malattia comportandosi come portatori. L’elevato numero di aziende presenti nel territorio della Regione Sardegna e l’assenza di cure efficaci rendono la lotta alla Peste Suina Africana molto difficile. Fortunatamente questa malattia non è trasmissibile all'uomo.

Peste Suina Africana

Ad oggi le misure di lotta alla malattia conosciute a livello internazionale sono basate sulla prevenzione e sull’eradicazione. Si eseguono monitoraggi dettagliati dell’andamento della malattia, indagini epidemiologiche e diagnosi precoci, attraverso l’abbattimento di tutti i capi, siano essi infetti o sospetti d’infezioni e di contaminazione, e attraverso successive disinfezioni. Al fine di evitare la diffusione del virus, la Commissione Europea ha vietato la spedizione fuori dal perimetro regionale di carni e di prodotti a base di carne suina ottenuti con carni sarde.

Peste Suina Africana

Gli ingenti danni economici al settore zootecnico ed agroalimentare causati dalla Peste Suina Africana hanno portato la Regione Sardegna a vietare il pascolo brado, in quanto la presenza di quest’ultimo è profondamente legata alla circolazione del virus; di conseguenza prima della completa eradicazione dello stesso non potrà esistere lo sviluppo della suinicoltura in Sardegna. Il virus potrebbe estinguersi con l’interruzione del circuito per almeno 2/3 anni, scomparendo completamente dal cinghiale e dal maiale e lasciando il territorio regionale libero dalla malattia. Solo allora potrebbe essere nuovamente consentito il pascolo brado che permetterebbe ad un settore importante dell’economia agropastorale di ripartire, con tutte le prospettive di sviluppo legate all’eliminazione dei vincoli che attualmente condizionano questo comparto.

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